Focus on amiodarone

L’evoluzione dei farmaci antiaritmici è stata tutto fuorché lineare. Essa si è sviluppata lentamente per molti anni, limitandosi largamente a farmaci bloccanti prevalentemente la corrente depolarizzante al sodio (lidocaina, mexiletina, procainamide, chinidina, disopiramide, e così via). Questo avveniva in parte per un’incompleta comprensione dei meccanismi aritmogeni (era ancora più o meno ignorato il ruolo della “triggered activity”) ed in parte per l’assenza di trial clinici randomizzati controllati con placebo ed aventi una numerosità di pazienti sufficiente a fornire risposte conclusive.
L’esempio più chiaro di queste limitazioni viene dallo studio IMPACT che indicò un aumento di mortalità del 56% (!) nei pazienti trattati con mexiletina rispetto a quelli che ricevevano placebo, ma che tuttavia non raggiunse il magico livello di p < 0.05 in quanto erano stati arruolati meno di 700 pazienti1. La mancanza di significatività statistica, nonostante il chiaro messaggio biologico, e l’inadeguata educazione dei medici ad una lettura critica dei dati pubblicati in letteratura hanno fatto sì che l’IMPACT non avesse alcun effetto sulle prescrizioni dei farmaci antiaritmici.

Studio clinico completo: Focus on amiodarone

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