Il regime chemioterapico a base di oxaliplatino in prima linea prolunga la vita dei pazienti affetti da tumore del colon-retto avanzato – l’opinione dello sperimentatore della Mayo Clinic

I dati di un importante studio del National Cancer Institute presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology dimostrano che il regime a base di oxaliplatino è più efficace e comporta meno effetti collaterali rispetto alla terapia standard
Rochester, MN, 1 giugno 2003 – In base a nuovi dati presentati oggi alla conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) i pazienti con tumore del colon-retto avanzato ai quali è stato somministrato un trattamento chemioterapico di prima linea di associazione comprendente oxaliplatino è stata dimostrata una sopravvivenza media più lunga rispetto ai pazienti sottoposti ad un trattamento standard senza oxaliplatino. I risultati di questo studio di riferimento riportano il più grande beneficio in termini di sopravvivenza riscontrato nell’ambito di studi statunitensi sul tumore del colon-retto.
Lo studio ha mostrato che i pazienti trattati inizialmente con oxaliplatino in associazione con 5-flourouracile e leucovorin (5-FU/LV), regime noto come FOLFOX4, avevano una sopravvivenza complessiva mediana dall’inizio del trattamento pari a 20 mesi, con un guadagno in termini di sopravvivenza pari a cinque mesi rispetto all’attuale regime di trattamento standard. Ciò significa un guadagno in termini di sopravvivenza pari al 36%. I pazienti trattati con l’associazione standard, irinotecan più 5-FU/LV in bolo, regime noto come IFL, hanno avuto una sopravvivenza mediana approssimativamente di soli 15 mesi.
Inoltre, i pazienti appartenenti al gruppo FOLFOX4 hanno mostrato un percentuale di risposta complessivo superiore ed un maggiore tempo alla progressione della malattia rispetto ai pazienti trattati con il regime IFL. Anche il profilo degli effetti collaterali era significativamente migliore nei pazienti appartenenti al gruppo FOLFOX4, in termini di gravità, possibilità di controllo e reversibilità degli eventi avversi.
Oxaliplatino è indicato in associazione con 5-FU/LV mediante infusione per il trattamento di pazienti con carcinoma del colon o del retto metastatico, la cui malattia ha subito recidive o è progredita durante o entro sei mesi dal completamento del trattamento di prima linea con l’associazione di 5-FU/LV in bolo ed irinotecan. L’approvazione di oxaliplatino è stata basata sul percentuale di risposta e sul miglioramento del tempo alla progressione del tumore osservati in uno studio tuttora in corso.
“La scoperta che oxaliplatino abbia ottenuto una sopravvivenza più lunga per i pazienti senza i tipici effetti collaterali colloca il regime a base di oxaliplatino tra gli standard di trattamento emergenti”.
Questa è l’opinione di Richard M. Goldberg, M.D. del Mayo Clinic Cancer Center di Rochester, Minnesota, coordinatore dello studio. “Il fatto che il panorama dei trattamenti disponibili venga modificato, migliorando la sopravvivenza, è una notizia emozionante per migliaia di pazienti affetti da tumore del colon-retto.”

Dettagli sullo studio
Lo studio di confronto diretto, che ha arruolato 795 pazienti nordamericani in 140 sedi è stato sostenuto dal National Cancer Institute. Ai partecipanti era stato precedentemente dignosticato un tumore del colon-retto avanzato. L’obiettivo primario era quello di mettere a confronto la sicurezza e l’efficacia in prima linea del regime FOLFOX4 e del trattamento standard IFL. I ricercatori di quattro gruppi di cooperazione per gli studi sul tumore sostenuti dall’NCI hanno seguito un gruppo di partecipanti al fine di determinare il tempo di sopravvivenza, misurato a partire dall’inizio del trattamento, la riduzione delle dimensioni del tumore ed il tempo alla progressione della malattia. Essi hanno inoltre messo a confronto la natura e la gravità degli effetti collaterali dei trattamenti. Lo studio è
stato coordinato dal North Central Cancer Treatment Group.
I risultati a 22 mesi hanno mostrato che i pazienti in trattamento con il regime FOLFOX4 erano vissuti circa cinque mesi più a lungo di quelli appartenenti al gruppo trattato con IFL. I pazienti trattati con FOLFOX4 avevano inoltre un percentuale di risposta complessivo significativamente superiore (44% vs. 30%) ed un tempo alla progressione della malattia significativamente più lungo (nove mesi vs. sette mesi). Inoltre, gli effetti collaterali riportati dal gruppo trattato con FOLFOX4 erano meno gravi, più controllabili e più spesso reversibili di quelli riferiti dal gruppo IFL. Gli effetti collaterali più comunemente riferiti comprendevano neutropenia (diminuzione dei globuli bianchi) e parestesia (torpore). Sulla base di questi risultati gli sperimentatori hanno concluso che FOLFOX4 è da considerarsi la terapia di prima linea standard per il tumore del colon-retto avanzato.
Il presente documento è solo uno degli oltre 130 abstract e poster presentati al congresso ASCO 2003. Altri affrontano argomenti quali il ruolo di oxaliplatino nella terapia di seconda linea, nelle metastasi epatiche e nel tumore pancreatico.

Il tumore del colon-retto
Il tumore del colon-retto è la seconda principale causa di morte per tumore maligno negli Stati Uniti, responsabile di oltre il 10% di tutte le morti per cancro. Ogni anno vengono diagnosticati approssimativamente 150.000 nuovi casi di tumore del colon-retto e 70.000 di questi sono in stadio avanzato al momento della diagnosi. Ogni anno, circa 56.000 persone muoiono di tumore del colon-retto. Nel corso della vita circa una persona su 18 si ammala di tumore del colon-retto.
Oxaliplatino
Oxaliplatino è un farmaco chemioterapico a base di platino. E’ il solo composto di platino che abbia dimostrato efficacia clinica nel tumore del colon-retto e, a differenza di altri farmaci appartenenti alla sua classe, non è stato dimostrato che provochi danni ai reni o che abbia effetti negativi sull’udito.
Nel marzo 2003 oxaliplatino è stato inserito nelle linee guida per il trattamento del tumore del colon-retto del National Comprehensive Cancer Network (NCCN). Oxaliplatino è attualmente commercializzato da Sanofi-Synthélabo in oltre 55 paesi e sono attualmente in corso studi clinici a livello mondiale per lo sviluppo di nuove indicazioni.

Considerazioni cliniche
Oxaliplatino deve essere somministrato sotto la supervisione di personale medico qualificato con esperienza nell’utilizzo di chemioterapici. Un’adeguata gestione della terapia e delle complicanze è possibile solo quando sono prontamente disponibili adeguati strumenti diagnostici e terapeutici.
Sono state riportate reazioni di tipo anafilattico nei confronti dell’oxaliplatino; esse possono verificarsi entro alcuni minuti dalla somministrazione di oxaliplatino. Al fine di alleviare i sintomi si è fatto ricorso ad epinefrina, corticosteroidi ed antistaminici.
Oxaliplatino non deve essere somministrato in pazienti con anamnesi di allergia nota nei confronti dell’oxaliplatino o di altri composti del platino. Alle donne in età fertile deve essere sconsigliato di avviare una gravidanza durante il trattamento con oxaliplatino. Come per altri composti del platino sono state riportate reazioni di ipersensibilità e anafilattiche/anafilattoidi. Oxaliplatino è associato a tossicità polmonare potenzialmente fatale e a due diversi tipi di neuropatie sensoriali principalmente periferiche: un tipo acuto e reversibile ad insorgenza precoce ed un tipo persistente (>14 giorni). E’ possibile che si verifichi inoltre una sindrome acuta di disestesia laringofaringea, riscontrata nell’1-2%
dei pazienti e caratterizzata da sensazioni soggettive di disfagia o dispnea, in assenza di qualunque laringospasmo o broncospasmo (assenza di stridore o rantolo). Sia 5-FU sia oxaliplatino sono associati ad eventi avversi gastrointestinali ed ematologici. Quando oxaliplatino viene somministrato in associazione con 5-FU l’incidenza di questi eventi aumenta. Gli eventi avversi più frequentemente riferiti per oxaliplatino in associazione con 5-FU/LV mediante infusione sono: neuropatia acuta (56%), neuropatia persistente (48%), affaticamento (68%), diarrea (67%), nausea (65%) e vomito (40%).
Sono state inoltre riscontrate alterazioni dei parametri ematologici: anemia (81%), leucopenia (76%), neutropenia (73%) e trombocitopenia (64%).

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